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L’INCONTRO CON LA "MESSA DI SEMPRE"

  • roncagliaenrico58
  • 18 lug 2024
  • Tempo di lettura: 3 min

Avevo una grande stima del S. Padre Benedetto, a motivo della sua attenzione nei riguardi della difficile condizione dei sacerdoti. Con le strane dimissioni del febbraio 2013, ebbi la netta sensazione di intuire il suo stato d’animo. Sentivo compassione per lui, e lo ritenni, da subito, vittima di un raggiro. Avrei desiderato in qualche modo prendere le difese di quell’uomo così ingiustamente umiliato, tanto più che si trattava del Vicario di Cristo in terra. Con l’avvento del successore, diversi punti dell’insegnamento di Benedetto XVI vennero superati, se non, addirittura, contraddetti. Uno di questi era il contenuto della lettera “Summorum Pontificum” del 7 luglio 2007, con la relativa liberalizzazione della Messa di sempre. Mi resi conto della feroce opposizione e, persino, odio nei confronti di quella lettera; la si voleva rendere nulla attraverso la promulgazione di nuovi provvedimenti contrari.

Fu proprio questa reazione a destare la mia curiosità e a farmi avvicinare alla Messa di sempre. Prima di allora la consideravo una comprensibile concessione verso i nostalgici del passato, benché ancora estranea al mio modo di sentire. Che cosa provocava nei nemici del rito antico reazioni tanto sproporzionate da invocarne la totale e universale sparizione? Cominciai ad interessarmi all’argomento e, nello stesso tempo a studiare l’origine del nuovo rito. Qualcosa non era andato per il verso giusto. Venivano alla luce tante contraddizioni e mistificazioni propagandistiche attorno alla Messa di Paolo VI.

Cominciai, per curiosità, a partecipare ad alcune Messe tridentine, celebrate occasionalmente nel Cadore e nel Friuli. Erano molto curate, non v’è dubbio, persino nei minimi dettagli, ma celebrate con troppa fretta per la mia sensibilità benedettina, tanto legata alla parola dei testi liturgici. In seguito, per saperne di più, mi rivolsi alla Fraternità sacerdotale S. Pio X. Mi misero tra le mani alcuni preziosi sussidi, tra cui un CD che oggi circola liberamente in rete, ma che allora (nel 2015) era disponibile solo presso la Fraternità (https://youtu.be/KQI-AXkmGHQ). Con l’aiuto di un vecchio messale degli anni ’50, potevo finalmente celebrare la Messa di sempre. Iniziai nel 2016, in privato, ogni mattina. Per diventare un po’ più disinvolto, avrei dovuto imparare a memoria diverse formule in latino, non bastava leggere semplicemente dal messale. Bisognava anche coordinare i gesti alle parole del testo. Per due anni andai avanti così: al mattino rito antico in privato, alla sera rito moderno in parrocchia. Ciò mi permise di avere ben chiaro il confronto tra i due riti. Non si trattava solo di apprendere pazientemente una tecnica, ma soprattutto di interiorizzare contenuti densi e profondi sul Mistero Eucaristico. Questo esercizio quotidiano rappresentò per me un autentico corso di spiritualità sacerdotale. La conclusione a cui pervenni è che la differenza tra i due riti è enorme, come incalcolabile è l’entità del danno che la Chiesa ha subito in questi sessant’anni a causa dell’assurdo divieto. Io sono convinto che, se i sacerdoti avessero la possibilità, senza pregiudizi, di provare a celebrare il rito antico, molti non tornerebbero più indietro. Ecco come si spiegano le reazioni furiose degli oppositori. Il nuovo rito non è in grado di reggere il confronto con l’antico, tanto che occorre la forza dei provvedimenti ufficiali e dei pregiudizi gridati con sdegno irrazionale, per imporlo. Il rito antico, al contrario, fa emergere senza sforzo il significato dell’Eucarestia come Sacrificio, nonché la vera identità del Sacerdote, quell'identità che invano viene ricercata altrove. Se i sacerdoti fossero consapevoli di ciò che sono e di ciò che fanno, potrebbero realmente ribaltare le sorti della Chiesa e della società, come i primi apostoli. È necessario, però, ripartire dalla S. Messa; è la Messa che qualifica il sacerdote, quella giusta, però: la Messa di sempre. Celebrare nel rito antico è un’esperienza da brividi quando, recitando le antiche formule, ci si sente in comunione con i cristiani di tutti i secoli e di tutti i luoghi. Provate, non tornerete indietro!

C’era, in diocesi, un sacerdote che aveva il permesso di celebrare la Messa antica una sola volta al mese. Mi rivolsi anche a lui, affinché mi spiegasse bene l’utilizzo del Messale d’altare. Fu molto paziente e mi spiegò ogni cosa, ma alla fine disse: “Mi raccomando: non celebrarla, perché non hai il permesso”. Quel sacerdote non aveva letto il Summorum Pontificum. Compresi che Benedetto XVI non solo era ostacolato direttamente nel suo operato, ma anche circondato da una fitta cortina di indifferenza.

È vero che nella Summorum Pontificum la Messa antica è considerata come un rito straordinario e non emerge in tutto il suo valore, ma credo che il Papa non avesse molte alternative, e che fosse consapevole che la Messa di sempre, come un’aquila liberata dopo una lunga cattività, superate le prime difficoltà, avrebbe comunque compiuto il suo inarrestabile percorso, a cagione del suo potere intrinseco, che le proviene da Dio e non dall’uomo.

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